Come immagino una traduzione

La traduzione: un termine, che indica un processo che va ben al di lá della semplice trasposizione di termini da una lingua all’altra; si inquadra, invece, in un’ottica molto più profonda e complessa.
È una questione di parole unite dal filo di almeno DUE CULTURE più o meno diverse tra loro. Tradurre è avvicinare culture, avvicinare persone di mondi e lingue diverse, facilitandone le azioni più semplici e quelle più difficili.
Due testi messi a confronto, uno in una lingua A e l’altro in una lingua B, sono come due fotografie di due culture diverse tra loro. Immagino sempre queste fotografie riportate su un puzzle tutto scomposto, da ricomporre da zero. Una sfida sempre maggiore, tanto più numerosi e piccoli sono i suoi pezzi.
La traduzione non è altro che questo: ricomporre i pezzi di una cultura all’interno di una cultura “altra”, con tutte le difficoltá terminologiche e concettuali che il passaggio da una lingua all’altra comporta. Tanti pezzi, più tempo per ricomporre. Pezzi piccoli, termini più dettagliati, che richiedono maggiore analisi alla ricerca di una corrispondenza nel testo di arrivo. Il tutto è racchiuso all’interno di una grande cornice: la grammatica. Nel rispetto del contenuto del testo di partenza, bisogna creare quello di arrivo, anche modificando qualche passaggio, perché magari più consono alle strutture della lingua d’arrivo. È di fondamentale importanza considerare questo passaggio, ovvero la correttezza grammaticale del testo, specialmente quando stiamo traducendo verso la nostra lingua madre, perché è proprio allora che ci si aspetta da noi la perfezione, la correttezza totale; perché non possiamo lavorare su altre lingue, se prima non conosciamo a fondo la nostra.

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