Come immagino una traduzione

La traduzione: un termine, che indica un processo che va ben al di lá della semplice trasposizione di termini da una lingua all’altra; si inquadra, invece, in un’ottica molto più profonda e complessa.
È una questione di parole unite dal filo di almeno DUE CULTURE più o meno diverse tra loro. Tradurre è avvicinare culture, avvicinare persone di mondi e lingue diverse, facilitandone le azioni più semplici e quelle più difficili.
Due testi messi a confronto, uno in una lingua A e l’altro in una lingua B, sono come due fotografie di due culture diverse tra loro. Immagino sempre queste fotografie riportate su un puzzle tutto scomposto, da ricomporre da zero. Una sfida sempre maggiore, tanto più numerosi e piccoli sono i suoi pezzi.
La traduzione non è altro che questo: ricomporre i pezzi di una cultura all’interno di una cultura “altra”, con tutte le difficoltá terminologiche e concettuali che il passaggio da una lingua all’altra comporta. Tanti pezzi, più tempo per ricomporre. Pezzi piccoli, termini più dettagliati, che richiedono maggiore analisi alla ricerca di una corrispondenza nel testo di arrivo. Il tutto è racchiuso all’interno di una grande cornice: la grammatica. Nel rispetto del contenuto del testo di partenza, bisogna creare quello di arrivo, anche modificando qualche passaggio, perché magari più consono alle strutture della lingua d’arrivo. È di fondamentale importanza considerare questo passaggio, ovvero la correttezza grammaticale del testo, specialmente quando stiamo traducendo verso la nostra lingua madre, perché è proprio allora che ci si aspetta da noi la perfezione, la correttezza totale; perché non possiamo lavorare su altre lingue, se prima non conosciamo a fondo la nostra.

I 6 errori che non puoi permetterti di fare da buon freelancer

Le cattive abitudini da evitare e alcuni consigli per combatterle.

Ci troviamo di fronte a uno scenario ricco di troppe aziende copia-e-incolla, in balia delle onde di un mercato sempre più competitivo. In un periodo economico come quello che stiamo vivendo, a volte è più semplice attribuire alla crisi la responsabilità dei propri insuccessi. Ma a prescindere dalla forma societaria, responsabilità limitata o ditta individuale, siamo tutti parte integrante di un sistema economico globale.

Tralasciando in questo articolo l’analisi di alcuni concetti fondamentali come il personal branding e il posizionamento, voglio concentrarmi sulle modalità operative, ovvero: come facciamo le cose. Oggi più che mai è indispensabile avere ben chiari 3 aspetti della propria professionalità:

Chi siamo?
Cosa facciamo?
Come lo facciamo?
Anche il freelancer fa impresa e non può esimersi dall’attuazione di una strategia ben definita. Allo stesso modo deve tenere sotto controllo l’andamento del proprio lavoro, facendo molta attenzione a non “inciampare” nei 6 errori che portano alla deriva la sua attività.

1) Mancanza di continuità gestionale e procedurale

Le modalità operative designate al raggiungimento degli obiettivi prefissati vengono attuate sporadicamente in quanto ci sono sempre delle urgenze da inseguire. Questa abitudine porta ad abbandonare un metodo rigoroso e, di conseguenza, può precludere i risultati.

Risulta pertanto indispensabile pianificare le attività in maniera chiara, in modo tale da monitorare l’andamento e intervenire qualora si dovessero verificare attività che ne impediscono il normale timing.

2) Mancanza di condivisione di procedure e obiettivi

Spesso gli obiettivi sono chiari esclusivamente al titolare/responsabile del progetto, il quale, “travestito” da super eroe, manca completamente della capacità di delega.

Al contrario, è importante riconoscere i limiti delle proprie capacità e competenze e incaricare un professionista più esperto per svolgere queste funzioni. Ecco perché dovremmo essere fiduciosi nelll’outsourcing e nel networking.

3) Rassegnazione e abbandono del monitoraggio e dell’analisi dei dati

L’assenza di un metodo e di modalità operative, porta gradualmente verso l’impossibilità di poter avere un quadro della propria attività. Questo comporta l’incapacità di stabilire nuovi obiettivi e/o monitorare lo stato d’avanzamento di quelli pianificati. Quindi si continua a lavorare inseguendo finte urgenze non produttive.

Il consiglio per evitare ciò è lo stesso del primo punto: pianificazione, monitoraggio ed eventuale intervento.

4) Trascurare il Portafoglio Clienti

Non tutti hanno la possibilità di integrare la propria attività con un CRM, ma spesso questa è soltanto una scusa in quanto basterebbe un “banalissimo” file di Excel.
Molte aziende e venditori commettono il grave errore di non tenere traccia delle informazioni e delle varie relazioni che intercorrono con la clientela: attuale, passata e potenziale.
La pressione ci porta spesso a trascurare i nostri clienti, anche quelli di maggior valore. Alla base c’è la mancanza di un’analisi del reale valore, senza distinguere quali siano i clienti buoni da quelli poco produttivi, o peggio ancora dai prezzofobici.

Se non siete dei nativi digitali potete affidarvi alla vecchia carta stampata, ma non lasciate i vostri dati sparsi in un’agenda o peggio ancora, non trinceratevi dietro la frase “io ho tutto in mente”.

5) Pretendere di vendere tutto a tutti

Tecnicamente si parla di segmentazione del proprio target: è indispensabile rivolgersi ad un pubblico mirato, con prodotti/servizi mirati.
Come afferma Tom Peters, è essenziale “distinguersi per non estinguersi“.
A volte capita di continuare a combattere contro i mulini a vento, cercando di competere con forti realtà radicate sul territorio, utilizzando come unica leva il prezzo e trascurando un vero valore aggiunto. Cercate di trovare l’elemento che vi rende veramente differenti rispetto alla concorrenza.

6) Non comprendere quando finisce un ciclo

La poca lucidità porta a perdere di vista i punti fermi del proprio mercato di riferimento. Siamo bravissimi a trovare mille scuse, alibi, giustificazioni, allontanandoci dal vero motivo per il quale i clienti non acquistano più i nostri prodotti o quelli della concorrenza.

Il rischio perciò è quello di continuare a vendere un prodotto/servizio dove la richiesta è pari a zero, o molto bassa e soddisfatta soltanto dalle aziende leader e più strutturate.

Come rimedio spesso si tentano sporadiche azioni di marketing senza una precisa strategia e di conseguenza con risultati inequivocabilmente disarmanti, che danno riscontro alle nostre convinzioni.

Se anche tu commetti questi errori, probabilmente è giunto il momento di fermarti a riflettere e fare una seria analisi della tua attività.

Fonte: https://www.twago.it/blog/i-6-errori-che-non-puoi-permetterti-di-fare-da-buon-freelancer/amp/

Il mondo dietro alle parole

In rete si sta diffondendo la moda di andare a scovare parole “intraducibili” e rappresentarle graficamente con un processo di traduzione intersemiotica. Effettivamente a volte una semplice immagine è più esplicativa di tante parole, però l’idea di trovare piccole immagini fra le righe di un romanzo come traduzione di parole “intraducibili” fa sorridere.

 

Ma cosa significa “intraducibile”? Secondo lo Zingarelli, intraducibile è ciò “che non è possibile tradurre” o “che non si può esprimere o esplicitare con le parole”.

 

Il Treccani definisce così: “Che non si può tradurre in altra lingua, o piuttosto che non può essere tradotto adeguatamente […]”. Ci sono davvero parole intraducibili? O si tratta di una negoziazione per arrivare a “dire quasi la stessa cosa” come scrive Umberto Eco in un celebre saggio?

 

La traduzione non è solo un ponte attraverso il quale si passa da una lingua all’altra: collega anche le sponde di due diverse culture. Più sono diverse le culture e più sarà probabile non trovare sulle due sponde sassi e conchiglie uguali. In questo caso il traduttore, che conosce a fondo le due lingue e le due culture e ne comprende le differenze, inizia un paziente lavoro di negoziazione fra i due mondi alla ricerca di una soluzione per rendere al meglio quell’espressione della lingua di partenza nel testo di arrivo. Molte sono le tecniche a cui si può ricorrere di volta in volta: adattamento, prestito, perifrasi, calco e così via. I casi più complessi sono proprio quelli di parole nate per descrivere fenomeni ed emozioni specifici di una certa cultura e non riscontrabili nell’altra, le cosiddette culture-bound words.

 

Riporto qui alcuni termini tedeschi di difficile resa in italiano. Non propongo un’unica traduzione, ma spunti di riflessione, lasciando al lettore il piacere di giocare a scoprire una propria traduzione o di trovare quella scelta da tanti colleghi nel minuzioso lavoro quotidiano di negoziazione.

 

Quereinsteiger. La Germania, lo sanno tutti, è un paese molto ben organizzato e strutturato. L’accesso alle professioni – tutte le professioni, anche le più semplici – è preceduto da studi o corsi di formazione appositi. La parola Quereinsteiger indica proprio l’eccezione a questa regola: colui che si dedica a una professione diversa da quella che ha imparato o per cui ha studiato, letteralmente “colui che entra lateralmente” – da una porta secondaria o a metà strada.

 

Zweisamkeit. È una parola che ricalca il termine tedesco per solitudine (Einsamkeit), con essa però non si intende l’essere soli, ma l’essere in due. Si potrebbe giocare con l’italiano facendo un calco e inventando la parola “duotudine”. La Zweisamkeit, a differenza della solitudine, è spesso intesa in modo positivo: passare del tempo piacevolmente in due, godersi una serata, una passeggiata, un viaggio in due.

 

Kaffeetrinken. È una di quelle parole che nascondono un mondo. Si tratta di una parola composta, apparentemente semplice, alla lettera “bere il caffè”; culturalmente rimanda a una tradizione sconosciuta per chi non frequenta la Germania. Un italiano pensa subito al caffè (espresso, ovviamente) preso a una qualunque ora in piedi al bancone di un bar. Invece il Kaffeetrinken,riservato al pomeriggio, è un rito diffusissimo che consiste in una sorta di merenda a base di caffè (lungo, naturalmente), cappuccino (sì, in Germania si beve anche nel pomeriggio), tè o bevande simili e golosissime torte accompagnate da infinite variazioni di biscotti. A dire il vero è più di una semplice merenda: non è riservato solo ai bambini e spesso è un’occasione per invitare amici o parenti a passare qualche ora in compagnia.

 

Geisterfahrer. Ogni tanto i programmi radio tedeschi vengono interrotti dall’annuncio dello speaker: “Attenzione! Sull’autostrada … all’altezza di … si trova un Geisterfahrer.” Letteralmente significa “automobilista fantasma”, in realtà non si tratta di fenomeni sovrannaturali, ma semplicemente di un automobilista che ha imboccato l’autostrada contromano, con tutte le complicazioni del caso. Un italiano si chiede come sia possibile imboccare l’autostrada contromano; in Germania non è poi così difficile, se si tiene conto del fatto che non ci sono i caselli per il pagamento del pedaggio. Basta che l’automobilista abbia bevuto una birra di troppo. Ma i Geisterfahrer sono anche nonnetti un po’ sbadati o ragazzi alle prese con tragiche prove di coraggio. Ad ogni modo la lingua tedesca ha sentito il bisogno di coniare una parola apposita.

 

Schultüte. Di nuovo una parola composta: scuola e sacchetto o cartoccio. Si tratta di un cono di cartone alto poco meno di un metro e decorato con i materiali e i disegni più fantasiosi. Viene riempito di dolciumi e oggetti perlopiù scolastici, e i bambini lo ricevono in dono dai genitori il primo giorno di scuola della prima elementare (la lingua tedesca, nella sua precisione, ha ovviamente anche una parola per descrivere questo importantissimo avvenimento: Einschulung). È una tradizione tedesca che sembra risalire al XIX secolo, un espediente per addolcire l’ingresso nel mondo della scuola.

 

Watt. Si tratta di un fenomeno naturale tipico di alcune coste, quelle della Germania, ad esempio. Il Watt è quella parte di costa che durante l’alta marea è coperta dal mare e durante la bassa marea rimane scoperta. Il Watt esiste anche in Italia ed ha perfino un nome (dal suono peraltro molto più scientifico e poco poetico) “piano mesolitorale”, ma si tratta di una striscia di pochi centimetri, che non risveglia l’attenzione e la curiosità delle masse. Sulle coste tedesche invece il mare si ritira per un tratto ben più ampio, generando un fenomeno interessante dal punto di vista scientifico e naturalistico, ma anche un’attrazione turistica. Il termine Watt è molto conosciuto in Germania e ha una valenza culturale molto ampia: c’è il Wattenmeer (mare di Watt), dove si organizzano Wattwanderungen (escursioni sul Watt) con un Wattführer (guida esperta di Watt) o si pratica la Wattenfischerei(pesca sul Watt) e via di questo passo.

©Francesca Parenti

Fonte: http://dizionaripiu.zanichelli.it/la-parola-al-traduttore/2014/09/18/il-mondo-dietro-alle-parole/

Una parola al giorno toglie il medico di torno

 

Un modo simpatico per ampliare il proprio vocabolario, in italiano o in una lingua straniera, è quello d’iscriversi o consultare uno dei siti che quotidianamente propongono ai loro lettori di scoprire parole ed espressioni nuove.

La casa editrice Zanichelli offre la possibilità di ricevere ogni giorno nella propria casella di posta elettronica:

Il sito Una parola al giorno fa scoprire ogni giorno via mail nuovi vocaboli della lingua italiana, noti e meno noti, spiegati e commentati.

Save the words dell’Oxford University Press propone un abbonamento per scoprire una parola al giorno ed esorta i sui lettori ad adottare una parola della lingua inglese caduta un po’ in disuso. Adottandola si promette di utlizzarla parlando e scrivendo per evitarne la scomparsa.

Sui siti del dizionario inglese Oxford e del dizionario Merrian-Webster ci si può abbonare alla Word of the day (inglese), il primo iscrivendosi al feed RSS o seguendo il conto Twitter @oedonline, il secondo per email. Il vecchio sito dell’OUP ci fa scoprire parole nuove in francese, spagnolo, italiano, tedesco, russo e cinese.

Dictionary.com, previa iscrizione, manda parole inglesi da scoprire via Twitter, Facebook, email o feed. Il sito presenta anche una parola spagnola al giorno, con traduzione in inglese, tratta dal dizionario Collins.

Per arricchire il vocabolario francese le Centre National de Ressources Textuelles et Lexicales si sofferma ogni giorno su una parola tratta dal Trésor de la Langue Française. Per la lingua spagnola, il sito della RAE (Real Accademia della lingua spagnola) viene aggiornato quotidianamente (in basso a destra ) conLa palabra del día. Per scoprire nuove parole in portoghese c’è la Palavra do diadel dizionario Primberam.

Da Carlotta Saconney. Copyright © 2011 lexicool.com.

Fonte: https://www.lexicool.com/articolo-una-parola-al-giorno.asp

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