I problemi con le traduzioni a EXPO

Sabato 7 febbraio all’Hangar della Bicocca a Milano, il presidente del Consiglio Matteo Renzi insieme a diversi ministri del governo ha presentato «EXPO delle idee»,un’importante cerimonia di presentazione di EXPO 2015, la manifestazione che comincerà a Milano il prossimo primo maggio. Tra gli invitati erano presenti diversi ospiti internazionali, visto che ad EXPO ci saranno con i loro padiglioni espositivi più di 130 paesi. Il problema è che per l’evento non è stata prevista la traduzione simultanea.

Rezina Ahmed, console del Bangladesh a Milano, ha raccontato al Corriere della Serache dopo essere arrivata all’Hangar della Bicocca con la sua assistente si è trovata completamente abbandonata: «Abbiamo chiesto dove trovare gli auricolari per seguire la traduzione simultanea, hanno risposto che questo servizio non era disponibile». Per chi non parlava italiano non è stato possibile nemmeno farsi una vaga idea del programma dell’evento, visto che tutti i depliant erano stati stampati soltanto in italiano. L’unico momento in cui anche gli stranieri hanno potuto seguire la manifestazione, ha detto Ahmed, è stato quando il vice-ministro degli Esteri Lapo Pistelli ha rivolto ai presenti un saluto in inglese.

Quello di sabato non è stato nemmeno il peggiore dei problemi di EXPO con le traduzioni. Sempre il Corriere della Sera ha notato come diverse parti del sito diEXPO (che si può leggere in inglese e in francese) contengono molti errori di traduzione. Nella parte francese, ad esempio, ci sono parecchie concordanze temporali sbagliate, femminili scambiati per maschili, plurali scambiati per singolari e accenti con i versi sbagliati. Antoine Boissier, insegnante all’Institut Français di Milano, ha detto alCorriere: «È scandaloso e imbarazzante».

Nella parte inglese la situazione è forse ancora più grave. Diverse costruzioni sintattiche hanno un suono chiaramente italiano, come fossero state tradotte parola per parola. Ad esempio, fino a venerdì nella sezione “Learn more” era possibile leggere una frase che descriveva EXPO in questi termini: «Not only is it an exhibition but also a process». Si tratta di una costruzione che ha molto poco di inglese (e che ricorda un altro personaggio italiano con celebri problemi di inglese) e in cui viene utilizzato il termine “process”, quando sarebbe stata molto più adatta la parola “experience”, come ha osservato Maria Sepa, traduttrice del Corriere della Sera.

Sandra Bertolini, presidente dell’Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, è stata intervistata da Adnkronos e ha detto che alcune parti del sito non sembrano nemmeno «tradotte da un essere umano» e «certamente non da un professionista». La società EXPO 2015 ha ammesso che ci sono stati alcuni errori e ha promesso di correggere alcune delle sviste principali (che infatti non si trovano più sul sito), ma ha negato l’accusa di utilizzare software per traduzioni automatiche. Il problema, però, sembra ripetersi con una certa costanza: già nel marzo 2014, in occasione dei primi eventi promozionali della manifestazione, alcune associazioni di traduttori avevano trovato diversi errori nella versione inglese dei contenuti prodotti da EXPO.

Da “IL POST”, 8 febbraio 2015  http://www.ilpost.it/2015/02/08/traduzioni-expo/

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I 6 errori che non puoi permetterti di fare da buon freelancer

Le cattive abitudini da evitare e alcuni consigli per combatterle.

Ci troviamo di fronte a uno scenario ricco di troppe aziende copia-e-incolla, in balia delle onde di un mercato sempre più competitivo. In un periodo economico come quello che stiamo vivendo, a volte è più semplice attribuire alla crisi la responsabilità dei propri insuccessi. Ma a prescindere dalla forma societaria, responsabilità limitata o ditta individuale, siamo tutti parte integrante di un sistema economico globale.

Tralasciando in questo articolo l’analisi di alcuni concetti fondamentali come il personal branding e il posizionamento, voglio concentrarmi sulle modalità operative, ovvero: come facciamo le cose. Oggi più che mai è indispensabile avere ben chiari 3 aspetti della propria professionalità:

Chi siamo?
Cosa facciamo?
Come lo facciamo?
Anche il freelancer fa impresa e non può esimersi dall’attuazione di una strategia ben definita. Allo stesso modo deve tenere sotto controllo l’andamento del proprio lavoro, facendo molta attenzione a non “inciampare” nei 6 errori che portano alla deriva la sua attività.

1) Mancanza di continuità gestionale e procedurale

Le modalità operative designate al raggiungimento degli obiettivi prefissati vengono attuate sporadicamente in quanto ci sono sempre delle urgenze da inseguire. Questa abitudine porta ad abbandonare un metodo rigoroso e, di conseguenza, può precludere i risultati.

Risulta pertanto indispensabile pianificare le attività in maniera chiara, in modo tale da monitorare l’andamento e intervenire qualora si dovessero verificare attività che ne impediscono il normale timing.

2) Mancanza di condivisione di procedure e obiettivi

Spesso gli obiettivi sono chiari esclusivamente al titolare/responsabile del progetto, il quale, “travestito” da super eroe, manca completamente della capacità di delega.

Al contrario, è importante riconoscere i limiti delle proprie capacità e competenze e incaricare un professionista più esperto per svolgere queste funzioni. Ecco perché dovremmo essere fiduciosi nelll’outsourcing e nel networking.

3) Rassegnazione e abbandono del monitoraggio e dell’analisi dei dati

L’assenza di un metodo e di modalità operative, porta gradualmente verso l’impossibilità di poter avere un quadro della propria attività. Questo comporta l’incapacità di stabilire nuovi obiettivi e/o monitorare lo stato d’avanzamento di quelli pianificati. Quindi si continua a lavorare inseguendo finte urgenze non produttive.

Il consiglio per evitare ciò è lo stesso del primo punto: pianificazione, monitoraggio ed eventuale intervento.

4) Trascurare il Portafoglio Clienti

Non tutti hanno la possibilità di integrare la propria attività con un CRM, ma spesso questa è soltanto una scusa in quanto basterebbe un “banalissimo” file di Excel.
Molte aziende e venditori commettono il grave errore di non tenere traccia delle informazioni e delle varie relazioni che intercorrono con la clientela: attuale, passata e potenziale.
La pressione ci porta spesso a trascurare i nostri clienti, anche quelli di maggior valore. Alla base c’è la mancanza di un’analisi del reale valore, senza distinguere quali siano i clienti buoni da quelli poco produttivi, o peggio ancora dai prezzofobici.

Se non siete dei nativi digitali potete affidarvi alla vecchia carta stampata, ma non lasciate i vostri dati sparsi in un’agenda o peggio ancora, non trinceratevi dietro la frase “io ho tutto in mente”.

5) Pretendere di vendere tutto a tutti

Tecnicamente si parla di segmentazione del proprio target: è indispensabile rivolgersi ad un pubblico mirato, con prodotti/servizi mirati.
Come afferma Tom Peters, è essenziale “distinguersi per non estinguersi“.
A volte capita di continuare a combattere contro i mulini a vento, cercando di competere con forti realtà radicate sul territorio, utilizzando come unica leva il prezzo e trascurando un vero valore aggiunto. Cercate di trovare l’elemento che vi rende veramente differenti rispetto alla concorrenza.

6) Non comprendere quando finisce un ciclo

La poca lucidità porta a perdere di vista i punti fermi del proprio mercato di riferimento. Siamo bravissimi a trovare mille scuse, alibi, giustificazioni, allontanandoci dal vero motivo per il quale i clienti non acquistano più i nostri prodotti o quelli della concorrenza.

Il rischio perciò è quello di continuare a vendere un prodotto/servizio dove la richiesta è pari a zero, o molto bassa e soddisfatta soltanto dalle aziende leader e più strutturate.

Come rimedio spesso si tentano sporadiche azioni di marketing senza una precisa strategia e di conseguenza con risultati inequivocabilmente disarmanti, che danno riscontro alle nostre convinzioni.

Se anche tu commetti questi errori, probabilmente è giunto il momento di fermarti a riflettere e fare una seria analisi della tua attività.

Fonte: https://www.twago.it/blog/i-6-errori-che-non-puoi-permetterti-di-fare-da-buon-freelancer/amp/

Il mondo dietro alle parole

In rete si sta diffondendo la moda di andare a scovare parole “intraducibili” e rappresentarle graficamente con un processo di traduzione intersemiotica. Effettivamente a volte una semplice immagine è più esplicativa di tante parole, però l’idea di trovare piccole immagini fra le righe di un romanzo come traduzione di parole “intraducibili” fa sorridere.

 

Ma cosa significa “intraducibile”? Secondo lo Zingarelli, intraducibile è ciò “che non è possibile tradurre” o “che non si può esprimere o esplicitare con le parole”.

 

Il Treccani definisce così: “Che non si può tradurre in altra lingua, o piuttosto che non può essere tradotto adeguatamente […]”. Ci sono davvero parole intraducibili? O si tratta di una negoziazione per arrivare a “dire quasi la stessa cosa” come scrive Umberto Eco in un celebre saggio?

 

La traduzione non è solo un ponte attraverso il quale si passa da una lingua all’altra: collega anche le sponde di due diverse culture. Più sono diverse le culture e più sarà probabile non trovare sulle due sponde sassi e conchiglie uguali. In questo caso il traduttore, che conosce a fondo le due lingue e le due culture e ne comprende le differenze, inizia un paziente lavoro di negoziazione fra i due mondi alla ricerca di una soluzione per rendere al meglio quell’espressione della lingua di partenza nel testo di arrivo. Molte sono le tecniche a cui si può ricorrere di volta in volta: adattamento, prestito, perifrasi, calco e così via. I casi più complessi sono proprio quelli di parole nate per descrivere fenomeni ed emozioni specifici di una certa cultura e non riscontrabili nell’altra, le cosiddette culture-bound words.

 

Riporto qui alcuni termini tedeschi di difficile resa in italiano. Non propongo un’unica traduzione, ma spunti di riflessione, lasciando al lettore il piacere di giocare a scoprire una propria traduzione o di trovare quella scelta da tanti colleghi nel minuzioso lavoro quotidiano di negoziazione.

 

Quereinsteiger. La Germania, lo sanno tutti, è un paese molto ben organizzato e strutturato. L’accesso alle professioni – tutte le professioni, anche le più semplici – è preceduto da studi o corsi di formazione appositi. La parola Quereinsteiger indica proprio l’eccezione a questa regola: colui che si dedica a una professione diversa da quella che ha imparato o per cui ha studiato, letteralmente “colui che entra lateralmente” – da una porta secondaria o a metà strada.

 

Zweisamkeit. È una parola che ricalca il termine tedesco per solitudine (Einsamkeit), con essa però non si intende l’essere soli, ma l’essere in due. Si potrebbe giocare con l’italiano facendo un calco e inventando la parola “duotudine”. La Zweisamkeit, a differenza della solitudine, è spesso intesa in modo positivo: passare del tempo piacevolmente in due, godersi una serata, una passeggiata, un viaggio in due.

 

Kaffeetrinken. È una di quelle parole che nascondono un mondo. Si tratta di una parola composta, apparentemente semplice, alla lettera “bere il caffè”; culturalmente rimanda a una tradizione sconosciuta per chi non frequenta la Germania. Un italiano pensa subito al caffè (espresso, ovviamente) preso a una qualunque ora in piedi al bancone di un bar. Invece il Kaffeetrinken,riservato al pomeriggio, è un rito diffusissimo che consiste in una sorta di merenda a base di caffè (lungo, naturalmente), cappuccino (sì, in Germania si beve anche nel pomeriggio), tè o bevande simili e golosissime torte accompagnate da infinite variazioni di biscotti. A dire il vero è più di una semplice merenda: non è riservato solo ai bambini e spesso è un’occasione per invitare amici o parenti a passare qualche ora in compagnia.

 

Geisterfahrer. Ogni tanto i programmi radio tedeschi vengono interrotti dall’annuncio dello speaker: “Attenzione! Sull’autostrada … all’altezza di … si trova un Geisterfahrer.” Letteralmente significa “automobilista fantasma”, in realtà non si tratta di fenomeni sovrannaturali, ma semplicemente di un automobilista che ha imboccato l’autostrada contromano, con tutte le complicazioni del caso. Un italiano si chiede come sia possibile imboccare l’autostrada contromano; in Germania non è poi così difficile, se si tiene conto del fatto che non ci sono i caselli per il pagamento del pedaggio. Basta che l’automobilista abbia bevuto una birra di troppo. Ma i Geisterfahrer sono anche nonnetti un po’ sbadati o ragazzi alle prese con tragiche prove di coraggio. Ad ogni modo la lingua tedesca ha sentito il bisogno di coniare una parola apposita.

 

Schultüte. Di nuovo una parola composta: scuola e sacchetto o cartoccio. Si tratta di un cono di cartone alto poco meno di un metro e decorato con i materiali e i disegni più fantasiosi. Viene riempito di dolciumi e oggetti perlopiù scolastici, e i bambini lo ricevono in dono dai genitori il primo giorno di scuola della prima elementare (la lingua tedesca, nella sua precisione, ha ovviamente anche una parola per descrivere questo importantissimo avvenimento: Einschulung). È una tradizione tedesca che sembra risalire al XIX secolo, un espediente per addolcire l’ingresso nel mondo della scuola.

 

Watt. Si tratta di un fenomeno naturale tipico di alcune coste, quelle della Germania, ad esempio. Il Watt è quella parte di costa che durante l’alta marea è coperta dal mare e durante la bassa marea rimane scoperta. Il Watt esiste anche in Italia ed ha perfino un nome (dal suono peraltro molto più scientifico e poco poetico) “piano mesolitorale”, ma si tratta di una striscia di pochi centimetri, che non risveglia l’attenzione e la curiosità delle masse. Sulle coste tedesche invece il mare si ritira per un tratto ben più ampio, generando un fenomeno interessante dal punto di vista scientifico e naturalistico, ma anche un’attrazione turistica. Il termine Watt è molto conosciuto in Germania e ha una valenza culturale molto ampia: c’è il Wattenmeer (mare di Watt), dove si organizzano Wattwanderungen (escursioni sul Watt) con un Wattführer (guida esperta di Watt) o si pratica la Wattenfischerei(pesca sul Watt) e via di questo passo.

©Francesca Parenti

Fonte: http://dizionaripiu.zanichelli.it/la-parola-al-traduttore/2014/09/18/il-mondo-dietro-alle-parole/

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